Perché i colori sono spenti?

Perché i colori stampati sono spenti?

Perché i colori non sono belli accesi? Perché i colori delle stampe sono un po’ spenti? Eppure sul cellulare li vedevo belli vivi…

Spesso abbiamo sentito questi problemi, dai nostri clienti ma anche da aziende che si approcciano alla stampa e vedono le differenze fra il file del monitor e il risultato sulla carta stampata.
In realtà questo non è un vero problema, ma più che altro un errore dato dalla non conoscenza di come funzionano i colori, i processi di stampa e le differenze intrinseche fra le diverse nature dei supporti.

Spieghiamoci meglio, non si possono proprio mettere a paragone un prodotto stampato con una grafica vista a monitor, perché sono due “oggetti” che lavorano in modo completamente diverso.

Metodo additivo e metodo sottrattivo.

Un titolo che per i novizi non significa niente, chi conosce un po’ la natura dei colori ha già tutto chiaro. Parliamo di RGB e CMYK due spazi colore molto diversi tra loro per natura i quali, nonostante tutto, devono convivere.

Quando parliamo di RGB parliamo di metodo colore additivo (Red; Green; Blu). Questo metodo colore, date le sue caratteristiche, viene usato dai dispositivi elettronici, quali monitor, smartphone; tv per mostrare i pixel delle immagini.
Dovremmo immaginare l’RGB come tre faretti luminosi che hanno un potenziometro che va da 0 a 255. Il mix di questi colori con diverse luminosità ci restituirà i colori che vogliamo, con una varietà di più di 16 milioni di colori, 16.581.375 per la precisione.

Questo è quello che viene definito il GAMUT RGB, ovvero la gamma delle possibilità cromatiche di questo metodo veramente tantissime.

Quindi ricapitolando, tre faretti spenti significa nero, tre faretti accesi alla massima potenza (R255 G255 B255) significa bianco brillante, in sostanza luce purissima sparata negli occhi, a colpire direttamente i fotorecettori sulla retina.

Ma cosa succede quando la luce che colpisce questi recettori non arriva da una fonte luminosa, come il monitor di un computer, lo schermo di uno smartwatch o un televisore, bensì è riflessa da una superficie come può essere un foglio di carta o un oggetto fisico?

Qui entra in gioco il metodo sottrattivo che si palesa con la quadricromia, ovvero con il CMYK.

Innanzitutto CMYK sta per Cyan Magenta Yellow Black (Ciano, Magenta, Giallo e K sarebbe il Nero) ora cerchiamo di capire perché si chiama sottrattivo. Il metodo colore sottrattivo si chiama così perché sottrae, nel vero senso della parola, parte della luce.
Quindi, quando la luce che arriva ai recettori degli occhi è una luce riflessa che rimbalza su un oggetto, questa luce ha perso un po’ di luminosità che è stata assorbita (o sottratta) dall’oggetto stesso.
Se i colori in cui possiamo scomporre la luce, come abbiamo detto sopra, sono i tre faretti Rosso-Verde-Blu, nel metodo sottrattivo noi alla luce bianca di quei tre faretti togliamo qualcosa:
Il Ciano, sottrae la componente Rossa della luce. Il Magenta, toglie la componente Verde della luce. Il Giallo sottrae la componente Blu della luce.

Quindi rispetto all’RGB, qui avviene l’esatto contrario poiché è solo sottraendo i colori che si giunge al bianco, mentre il nero è dato dalla somma dei colori dei quattro colori.

Ma aspetta nella foto sopra io ne vedo solo tre di colori: Il ciano, il magenta e il giallo, e quello al centro non mi pare proprio nero.

In effetti hai perfettamente ragione, quello al centro è chiamato bistro, ed è un nero sporco e poco profondo, per quello si aggiunge il nero K, che rinforza il nero generato dai pigmenti (e anche per allineare le lastre di stampa, per quello si chiama K che sta per Key Color, ma questa è un’altra storia)
Per questo motivo la sintesi additiva è detta anche quella del “colore luce”, mentre quella sottrattiva, quella del “colore pigmento”.

Insomma qui sopra abbiamo spiegato davvero in breve la fisica dei colori, ma non basta.

Altro ancora influisce sulla resa in stampa.

Come se non bastasse tutto quello che abbiamo scritto sopra, la stampa è influenzata da altri fattori. Il più importante di tutti è il supporto.
Quando parliamo di supporto, intendiamo carta o pvc? E già questo è differente proprio in termini di materia.

Prendiamo in considerazione la carta: usomano, patinata opaca, patinata lucida, riciclata, vergata, carte perlate eccetera eccetera.
Ogni carta ha un suo punto di bianco, che influisce sulla resa del colore, e una certa porosità che influisce su quanto vengono assorbiti gli inchiostri.
È facile quindi capire che anche la scelta del supporto su cui andremo a stampare fa la differenza e può spegnere o meno i colori.

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